L’ISS aumenta l’allerta sulle sigarette elettroniche

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Un alleato per smettere di fumare, un modo per assumere meno sostanze nocive, almeno rispetto alla classica “bionda”, o semplicemente un modo differente di “avvelenare” se stessi e gli altri?

La questione sulla nocività delle sigarette elettronica si fa sempre più spinosa, ed al momento non ha una risposta univoca, con nuovi studi che arrivano a contraddirsi l’uno con l’altro.

Ma intanto un segnale univoco arriva dall’ISS: dopo i focolai di malattie polmonari registrati in Usa e le segnalazioni giunte dalla Ue il 10 ottobre 2019, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce (SNAP) sulle Nuove Sostanze Psicoattive (NSP) coordinato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha infatti diramato “un’allerta di grado 2 (su una scala di 3) sulle sigarette elettroniche”.

“L’assenza di un nesso di causalità tra i casi di malattia polmonare e una singola sostanza, marchio o metodo di utilizzo lascia i Paesi europei, tra cui l’Italia, in una situazione di allerta – riposta l’Iss sul proprio sito -. Proprio perché la sigaretta elettronica è un ‘sistema aperto’ in cui si può inserire il prodotto che si preferisce, è fondamentale fare estrema attenzione alle modalità di utilizzo di questi dispositivi”.

Le strutture sanitarie italiane dovranno vigilare e denunciare eventuali casi, ma intanto ricordiamo che i dati proveniente da oltreoceano sono a dir poco allarmanti: solo negli Usa sono circa 1300 casi e 26 morti da polmonite chimica, soprattutto tra i più giovani.

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